Happily Welfare: vantaggi di piani di Welfare personalizzati

Gianluca Caffaratti, scrittore e autore del libro “La Favola Del Lavoro”, è CEO dell’azienda Happily Welfare, una realtà nata nel 2017 e in forte crescita. Ci parlerà dei vantaggi dei piani di welfare personalizzati.

Bisogna trovare il coraggio di essere felici, il lavoro deve dare dignità e indipendenza

Gianluca Caffaratti - CEO, Happily Welfare

Bisogna trovare il coraggio di essere felici, il lavoro deve dare dignità e indipendenza

Gianluca Caffaratti - CEO, Happily Welfare

Bisogna trovare il coraggio di essere felici, il lavoro deve dare dignità e indipendenza

Gianluca Caffaratti - CEO, Happily Welfare

Happily Welfare: da start-up a big player in Italia

Happily Welfare, dall’essere una piccola start-up meno di quattro anni fa, si è evoluta in un’azienda che oggi conta 330 clienti attivi nel campo del welfare aziendale e privato, posizionandosi come 4° player in Italia. Abbiamo chiuso con l’11% del fatturato in più nel 2020 (e lo definirei quasi un miracolo viste le circostanze).
Anche per noi è stato un anno complesso e di riflessione.

Abbiamo tutti avuto più tempo e quindi abbiamo lanciato una nuova business unit: “Happily Incentive”. Questa iniziativa riguarda i buoni omaggio sotto ai 50€, abbiamo inoltre ottenuto un bollino etico sociale che ci ha aiutato a mettere ordine nei processi verso le persone dell’azienda (che sono 10 al momento). Abbiamo adottato queste soluzioni nel periodo del primo lockdown, quando era utile per le persone affrontare un percorso di crescita professionale dal punto di vista delle soft skill.

Nell’ultimo anno abbiamo aumentato i nostri collaboratori del 20%, un dato importante considerata la decrescita generale. Happily lavora in tutta Italia e ha da poco aperto anche al sud a Pietrelcina in provincia di Benevento. Il welfare sicuramente nel sud può avere molto sviluppo nei prossimi anni.

Happily Welfare: la persona al centro

Il Welfare serve ad abbassare il costo del lavoro e ad incrementare la produttività dei propri lavoratori, oltre a generare un incremento del fatturato. Se diamo 200€ in soldi ad un nostro collaboratore, la settimana dopo questi vengono “dimenticati”. Ma se per esempio quei 200€ del welfare andassero in un borsellino elettronico appositamente adibito per comprare magari i libri nuovi al figlio (invece che usati), o usati per pagare una visita medica, sarà qualcosa che verrà ricordato e raccontato per via del possibile valore emotivo. Ci sarà quindi sia un fattore psicologico, che un beneficio fiscale a vantaggio sia del collaboratore che dell’azienda.
I soldi risparmiati grazie al welfare sono una “briciola nel mare”, poi c’è tutto il resto.

Tutto ciò che riguarda il welfare è una cosa che va sulla persona e sulla motivazione della stessa.

Il nuovo libro, “La Favola Del Lavoro”, descrive delle false favole del mondo del lavoro. Il lavoro dovrebbe essere una vera favola da raccontare e non invece una delle “favole” che spesso si sentono in giro. E’ un libro che segue come lavoriamo in Happily. Lavoriamo secondo il metodo Candor, ovvero trasparenza assoluta. Nessun segreto e nessun cassetto chiuso. E’ molto importante il concetto di scambio. Lavoriamo con un metodo di formazione continua sul personale. Abbiamo paura della decrescita. E’ un concetto poco visto in Italia, ma è qualcosa che va fatto notare e approfondito. Si parla spesso di non-crescita, ma esiste anche una regressione, alla quale è necessario reagire.

L’estratto su Happily Welfare e i vantaggi dei piani personalizzati di Welfare è stato registrato durante PMI Restart Academy, l’evento per la ripartenza delle PMI. Per scoprire di più clicca qui

Happily Welfare: piani personalizzati di Welfare Aziendale per aziende e PMI

Noi come Happily abbiamo tra i clienti grandi aziende (come Best Western) e anche tante PMI italiane, panorama tra i quali siamo protagonisti. Noi sviluppiamo piani di Welfare personalizzati. Non chiediamo commissioni al territorio e, nell’ambito delle categorie previste dalla normativa (ovvero salute, tempo libero e corsi), facciamo spendere le persone dove meglio desiderano. Non abbiamo convenzioni già fatte, ma andiamo a convenzionare su richiesta.

Un altro cambiamento che ci contraddistingue è che noi prendiamo il ricavo solo dal datore di lavoro e non dai convenzionati.

Cerchiamo inoltre di fare del welfare territoriale vero, a maggior ragione in questo periodo socio-economico. Con questo intendo spostare le persone a spendere nei pressi del loro territorio (o nel territorio dell’azienda). Questo ci è possibile grazie a questionari e sondaggi. Questa misura di welfare territoriale tutela anche le piccole realtà “sotto casa” e rientra secondo noi nella definizione di welfare sostenibile, ovvero in grado di portare valore ai territori vicini all’azienda e ai lavoratori.

Per noi non ha senso parlare di welfare e benessere in azienda se il mondo fuori va a rotoli. Ci vuole quindi un approccio di welfare territoriale e sostenibile. Speriamo che il welfare si sposti sempre più verso questi valori.
Un altro aspetto importante è che siamo l’unica piattaforma ad essere integrata con le principali monete complementari italiane come Sardex e In-Lire, questo a rafforzare la nostra attenzione per il territorio e le piccole realtà.

Felicità, dignità, indipendenza, sostenibilità: pilastri per Happily Welfare

Bisogna trovare il coraggio di essere felici, il lavoro deve dare dignità e indipendenza (motivo per il quale non favorisco il termine “dipendente” parlando dei miei collaboratori in azienda). Spesso in azienda vige un regime quasi dittatoriale dove è difficile esprimere le proprie idee; noi in Happily Welfare crediamo piuttosto in un sistema di Repubblica. Seguire questa filosofia permette di performare meglio. Si cresce tutti insieme, fattore per noi fondamentale, invece di dare priorità a pochi individui.
Noi applichiamo questo sistema ogni giorno e lo portiamo verso i nostri clienti con progetti che vanno ad affiancarsi al welfare. Il welfare d’altronde è solo una piccola goccia nel mare, ma mira al nostro obiettivo, ovvero lavorare al fianco di collaboratori contenti e motivati che non vedono il proprio lavoro come un peso. Il 63% dei lavoratori italiani sotto ai 35 anni non è contento del proprio impiego e dell’ambiente di lavoro, a dimostrazione che qualcosa non quadra.

Bisogna poi pensare agli spazi e ad essere sostenibili. Le aziende dovrebbero rivedere alcuni modelli. Noi in Happily stiamo facendo progetti di welfare sostenibile per affrontare problemi esterni. Portiamo in azienda formazione e comportamenti che andranno sulle persone che ci lavorano.

Happily Welfare è un’esperienza particolare a livello umano: a volte ci sembra di fare molto, altre volte troppo poco. Un aneddoto: davanti a dei clienti, che abbiamo incontrato per lo scambio di buoni da spendere al supermercato, abbiamo scoperto che questi clienti non sapevano l’italiano. Abbiamo deciso di fare un passo indietro e invece di pagargli i buoni per il supermercato, abbiamo pensato di stanziare quei fondi per finanziare loro un corso di italiano. Abbiamo chiamato questo progetto “Welfare di integrazione”.
  
Per concludere, bisogna pensare che una giornata negativa il giorno dopo può diventare positiva ed è un’opportunità per ripartire. Il lavoro è un po’ come il tennis: anche se perdi un set, puoi rifarti e vincere l’intera partita.

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